CHIARA ALINOVI

Ho iniziato a quattro anni ad avvicinarmi alla ginnastica artistica, perché nel mio paesino c’era solo quello, in più potevo andare in palestra da sola perché era proprio in fondo alla mia via. Mi ricordo che la mia parte preferita di lezione era il momento delle spaccate e degli “slanci” (avrei più tardi scoperto che si chiamavano “grand battemets” e che non andavano fatti come avevo imparato a ginnastica!).

A otto anni sono andata per caso a vedere il saggio di danza della figlia di amici di famiglia e ricordo di essere uscita dalla Scuola di Danza dove si era tenuto estasiata… non tanto per la bravura, era un saggio di allievi del primo corso, ma per l’ordine, l’eleganza e la pulizia della scuola e degli allievi! Ho convinto i miei a portarmi a Parma per frequentare quella stessa scuola, ai tempi era anche l’unica a Parma, e da quel momento ho iniziato la mia vita per la danza.

La lezione di danza è sempre stata per me il momento più importante della mia giornata, l’appuntamento irrinunciabile nella mia settimana, il motivo di vanto e di orgoglio quando facevo nuove conoscenze e quando mi dovevo presentare a qualcuno di nuovo. Ero prima di tutto una ballerina, questo secondo il mio punto di vista.

Un grave incidente automobilistico fatto all’età di diciannove anni, pochi giorni prima di un esame, che preparavo da mesi, alla Royal Academy of Dance, mi ha messa a letto per un mese intero e mi ha costretta a fare i conti con la vita.

La mia più grande preoccupazione era comprendere quando avrei potuto ricominciare con le lezioni e, avendo rotto una vertebra toracica, se avessi mai più potuto rimettere le punte.

Ricominciare è stato penoso e avvilente, anche perché non potevo non notare i progressi fatti dalle altre allieve. Pochi mesi dopo ho deciso di scegliere gli studi professionali di danza, pur promettendo ai miei genitori che avrei continuato con la laurea in Lingue e Letterature Straniere, ed ho iniziato la S.P.I.D. a Milano dove ho studiato intensamente per quattro anni.

Durante questi quattro anni ho dovuto scontrarmi spesso con i traumi lasciati nel mio corpo dall’incidente, mi ricordo i giramenti di testa quando a lezione di contemporaneo dovevo alzarmi e ricadere più volte sul pavimento… il dolore alla clavicola rotta, le contusioni al bacino e alle gambe che si facevano sentire quando chiedevo troppo lavoro alle gambe e alle braccia durante la lezione di classico.

Uscita dalla scuola avevo già ventiquattro anni… ovviamente la carriera di ballerina era un’idea assurda, soprattutto considerando che avrei dovuto cercare lavoro e audizioni per mesi e mesi prima di trovare il mio primo impiego e, diciamoci la verità, le doti fisiche non mi aiutavano… Non avevo il carattere, sentirmi rifiutata era uno scoglio troppo grande per il mio ego, perciò ho deciso che avrei invece aiutato altri ad arrivare dove io non mi sentivo di inoltrarmi.

Sono partita con l’insegnamento della Danza Classica, ma nel mio paese, dove trascorsi i quattro anni milanesi avevo deciso di tornare, c’era più richiesta per Danza Moderna e Hip-Hop; avendo studiato per anni anche questi stili, ho accettato la sfida e mi sono dedicata a quelle che non consideravo le “mie” discipline. Per sei anni sono stata considerata un’insegnante di Hip-Hop e Danza Moderna, mi sono dedicata tantissimo ad aggiornarmi e perfezionarmi in queste due discipline, ma sentivo di vestire panni che non erano miei, è stato quindi nel 2007 che ho voluto riprendere in mano la mia vera passione e ho sostenuto l’esame per entrare al Corso di Alta Specializzazione per Insegnanti di Danza Classica Accademica organizzato dall’Accademia Teatro alla Scala.

Finalmente mettevo piede nel “tempio” che da bambina sognavo nei miei sogni più ambiziosi…

Oltre alla danza come tecnica, lì ho scoperto che altre conoscenze mi avrebbero fatto diventare un’insegnante migliore, ad esempio mi ero resa conto che attraverso il pilates avrei saputo capire meglio i fisici non perfetti delle mie allieve, che non selezionavo tra centinaia di aspiranti ballerine come in Scala!.. e avrei potuto rendere più facili alcuni esercizi anche per quelle meno “dotate”, io ai miei tempi ero stata proprio una di quelle.

La ricerca dell’eccellenza è ciò che della Danza Classica mi ha sempre affascinata e attratta, è forse per questo che sono un’instancabile allieva… continuare a studiare per conoscere nuove regole, nuovi mezzi, nuove tecniche di allenamento è quello che mi appassiona di più nel mio lavoro.

Sono così passata anche al mondo del fitness, dove ho trovato, dopo anni di ricerca, una conciliazione tra il movimento estetico e il movimento funzionale. Ora sono appassionata di Pole Dance, disciplina aerea che mi permette di continuare a sentirmi una ballerina ma in una nuova dimensione, sotto nuove spoglie, regalandomi nuove sensazioni corporee e nuove abilità di movimento.

E la ricerca continua… sempre rivolta verso discipline che mostrano un legame con la Danza, e che mi danno strumenti per migliorare come insegnante, un mestiere pieno di responsabilità e da coltivare senza sosta.

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